Il pregiudizio è come l’omicidio, ma ancora non è considerato reato

giudizio e pregiudizio

Dedicato a Giordano Bruno e a tutte le vittime del pregiudizio*

Il pregiudizio ti rende schiavo e ammazza l’altro

È come l’omicidio, ma ancora non è considerato reato!

La storia, si sa, non insegna. Ci vantiamo del nostro progresso e dell’essere diversi dalle bestie ma forse dovremmo rivalutare l’onestà del mondo animale. Lì il pregiudizio non alloggia, non c’è posto per giudicare senza le prove, non si perde tempo pensando di risparmiare tempo (il pregiudizio accorcia il processo decisionale ma alla fine ci dà una risposta sbagliata). Le bestie sono schiette, gli umani un po’ meno.

Sospendi il giudizio.

Questa è una delle regole più importanti anche per avere una vita felice. Prova a non giudicare troppo in fretta.

Per stare meglio tu ed essere più persuasivo, applica l’epochè greco: cioè la sospensione del giudizio. Sii cauto nel giudicare cose, prodotti e soprattutto le persone: prima di giudicare osserva attentamente. La sospensione del giudizio fa sentire l’altro accolto, o come si direbbe con un termine di moda oggi, incluso. Sentirsi accettati per ciò che si è anziché rifiutati per ciò che non si è, è uno dei trucchi principali per essere più convincenti e persuasivi.

Confondiamo il pregiudizio con la prima impressione

Non è un processo facile quello che porta all’applicazione quasi automatica dell’epochè, perché ci sembra innaturale e invece è solo questione di abitudine.  Ma con un po’ di allenamento…

Per istinto il nostro cervello giudica velocemente le situazioni e le persone per capire se per noi sono una minaccia, ma proprio qui è il problema. Noi confondiamo il pregiudizio con la prima impressione, cioè quella sensazione istintiva elaborata dal cervello rettile nel giro di due secondi. Il pregiudizio è spesso l’elemento di disturbo che mina la portata informativa della percezione che i nostri sistemi antichi, rettile e libico, ci stanno restituendo alla velocità di 720 km all’ora. Il pregiudizio è un po’ più lento della prima impressione ma infinitamente più veloce del giudizio. Si genera sulla base di scorciatoie decisionali fuorvianti e il suo limite principale è che viene espresso in base a ciò che è contenuto nella nostra scatola cranica: e se nella nostra testa c’è aria fritta anche il giudizio sarà aria fritta!  Per questo dico che se pregiudichiamo o se giudichiamo troppo in fretta siamo schiavi del nostro cervello!

Il pregiudizio rende schiavi di se stessi. Sì schiavi del nostro sistema di conoscenze, di credenze, di esperienze, di stereotipi e di luoghi comuni.

Comunque, nel momento in cui si arriva a formulare un opinione sui comportamenti altrui (e nota bene che ho scritto “sui comportamenti”, non “sulla persona”), che non si condividono, e ci si vuole sentire meglio, un trucco è usare il perdono. Quel perdono tanto utile alle vendite che Vance Packard battezzò indulgenza plenaria nel suo libro “Persuasori occulti”. Può addirittura essere usato preventivamente nel senso di accettazione incondizionata: accettazione della possibilità che gli altri si comportino in modo diverso da noi e siano diversi da noi.

Se appaiono diversi da te, hanno fatto scelte che non condividi o se si sono comportati in modo per te incomprensibile – e non hanno violato i tuoi diritti, beninteso – accoglili nella loro diversità. Spesso ai corsi insegno una semplice tecnica per portare alla sufficienza i ragazzi che a scuola vanno male in qualche materia proprio usando l’accettazione incondizionata del giudizio del professore… ma questo ve lo spiegherò quando ci vediamo o se mi scriverete in privato. Contattami

Il pregiudizio può essere molto pericoloso e traumatico. La storia ci insegna che il pregiudizio,  la superstizione, le false credenze e altri meccanismi di brevità sono stati degli assassini impuniti!

Probabilmente tutti siamo o siamo stati vittime del pregiudizio e se non si ha la fortuna di venire educati alla sua gestione e annullamento i risultati possono essere veramente drammatici, in alcuni casi mortali appunto.

Pertanto alleniamoci a non pregiudicare, ad accogliere le differenze e anzi ad esaltarne il valore perché solo dalla ricchezza delle sfumature si creano opere d’arte emozionanti.

Buone Emozioni a Tutti

Antonio Meleleo

*A causa del pregiudizio ho perso qualche contratto importante

ma col senno di poi ho scoperto che è stato meglio così, altrimenti avrei dovuto adattare la mia etica a quella del mio interlocutore, ma avendo scale valoriali diverse avrei dovuto fingere, e non mi va.

Mi spiego meglio con un esempio che è uno dei più fervidi nella mia memoria per la ferocia razzista, mascherata da buone maniere. Circa 15 anni fa dovevo tenere la prima aula di un corso importante per una delle prima Banche popolari del nord Italia – la banca popolare di Sondrio – appena arrivato in aula trovai ad attendermi l’allora direttore commerciale. Una persona che non mi risparmiò i suoi pregiudizi sin da subito, anzi se ne gongolava.  Alla presentazione rimarcò il mio cognome, sbagliandolo e dicendo: “Menelao… ma questo è un cognome meridionale, non è mica tanto del nord”.

E io risposi “Eh, già! Avevo già capito che ero sotto attacco, per fortuna ho lavorato nelle squadre antisommossa 😉”

Dopo qualche altra frase di inutili convenevoli mi additò un’altra volta e mi disse, con la tipica pronuncia che allarga le “e”: “Come mai è venuto con quei pantaloni verdi, sarà mica della Lega?”

Presi non uno, bensì due respiri profondi e riposi con il miglior sorriso che la condizione mi consentiva: “Le mie preferenze politiche non sono il criterio che mi ha guidato nella scelta. Ho scelto questo colore per dare un po’ di vivacità in una giornata che immaginavo sarebbe stata parecchio impegnativa, e uggiosa. Vede… giacca, camicia, cravatta, pantaloni e accessori sono tutti coordinati e anche in tinta con i vostri colori aziendali, ma ho capito cos’ha in mente”.

Lui rispose: “che cosa vuole dire?” … e io “Niente, va bene così”

Vi tralascio gli ulteriori sgradevoli dettagli della conversazione. Quello fu il primo ed ultimo giorno di lavoro su quel progetto e per fortuna quella persona è andata in pensione.

Ma gli aneddoti relativi al pregiudizio sarebbero quotidiani.

I social network poi ne sono l’apoteosi. Facebook, ad esempio, è un crogiuolo di giudizi espressi senza averne contezza. Il pregiudizio e la vanità sono due importanti pilastri dei comportamenti medi degli utenti dei social. I commenti su persone o argomenti che neppure si conoscono sono molto spesso fondati sul nulla, sulle impressioni, sul vuoto cognitivo e culturale. Ed è per questo che sono un interessante piazza dove studiare alcuni tratti del comportamento umano.

A proposito. I pantaloni verdi li ho tenuti. Sono in bella vista nell’armadio e servono tutte le mattine a ricordarmi di essere attento ai miei pregiudizi 🙂

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